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L’UOMO E IL PRESIDENTE

Gen 31, 2022

Sergio Mattarella prima di essere il Presidente è l’uomo che sa quando è il tempo del silenzio e quello del parlare. Classe 1941, ha nella biografia di famiglia il senso profondo e tragico della responsabilità nei confronti della Repubblica: il padre Bernardo, ministro nei governi De Gasperi, il fratello Piersanti, presidente della Regione Sicilia, in prima linea nella lotta alla mafia, nel 1980 gli tolsero la vita.

Sergio Mattarella è percepito qual è: una personalità autentica, spontanea. Il presidente degli italiani, come è stato definito, ha aperto alla cittadinanza il Quirinale, non usa voli privati ma quelli di linea, ha l’umanità di un padre, per lui la politica è passione. L’elezione del 29 gennaio 2022, ha le stesse caratteristiche di quella del 31 gennaio 2015, con un Parlamento ingovernabile che non sa dove trovare il successore.

Il prossimo 3 febbraio si insedierà al Quirinale, dopo aver attraversato la Prima e la Seconda Repubblica. Moderazione e mitezza caratterizzano il percorso umano e politico del Presidente Mattarella, il cui primo pensiero «va innanzitutto e soprattutto alle speranze e alle difficoltà dei nostri concittadini». «Le angosce si annidano in tante famiglie per le difficoltà che sottraggono il futuro alle ragazze e ai ragazzi. Il lavoro che manca per tanti giovani, specialmente nel Mezzogiorno, la perdita di occupazione, l’esclusione, le difficoltà che si incontrano nel garantire diritti e servizi sociali fondamentali».

La figura del capo dello Stato, ha subito e sta subendo una serie di trasformazioni difficilmente catalogabili. “Da almeno un decennio – ha scritto lo storico Ernesto Galli della Loggia sul Corriere della Sera del 31 dicembre 2021 – il potere di fatto del presidente della Repubblica si è estremamente e continuamente allargato. Fino al punto che egli è divenuto il virtuale ‘dominus’ della vicenda politica e istituzionale del Paese (…) ciò è accaduto in forza delle circostanze, e di una in particolare: della caduta a picco della credibilità pubblica dei partiti, della loro crescente inconsistenza”.