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IRAN: LA RIVOLUZIONE SOCIALE DERIVA DALLA FORZA DELLE DONNE

Ott 17, 2022

Dopo la recente vicenda della ragazza iraniana vittima solo per essersi lasciata sfuggire una ciocca di capelli dal velo, le piazze si sono gremite di giovani, ragazzi e ragazze che hanno manifestato contro il regime. Per Iran Human Rights le vittime causate dalla repressione sarebbero almeno 154 compresi 9 bambini.

Con l’inizio dell’anno accademico le proteste e le manifestazioni si sono spostate nelle università del paese, per esprimere la propria rabbia di decenni di repressione e ingiustizie.

Queste notizie fanno il giro della rete, passando da una città a un’altra. Si creano moti spontanei di protesta. Seguendo l’esempio delle ragazze iraniane, che in segno di denuncia si tagliano pubblicamente una o più ciocche dei loro capelli.

Nel mentre le richieste di aiuto e solidarietà occupano la rete, rimbalzando da uno stato all’altro, attraverso tutti gli strumenti che ad oggi sono possibili, cercando altri moti spontanei di protesta e riempiendo le piazze.

Dopo l’esempio delle ragazze iraniane che come segno di protesta si tagliano i capelli pubblicamente, anche nel resto del mondo molte donne hanno seguito l’esempio delle donne iraniane e fra loro anche molti personaggi noti.

Le giovani iraniane gridano: “Vogliamo urlare per i nostri diritti, vogliamo un cambiamento reale, vogliamo una democrazia reale, in cui poter scegliere e dove poter avere il diritto di manifestare”. Oggi in Iran questo non è possibile con tutti i limiti della condizione femminile.

Sappiamo senza dubbio che alla fine degli anni 70 si sia verificata una drammatica regressione, come è accaduta ad altri paesi. Le ragazze erano libere, potevano frequentare la scuola e l’università, indossare abiti occidentali e portare i capelli alla moda. Queste novità sarebbero da estendere anche a tutte le donne iraniane. Invece si è verificato l’opposto: le donne iraniane hanno perso ogni diritto, compreso quello della autodeterminazione e sono tutte diventate vittime di continui soprusi.

Per loro si tratta di una lotta per le libertà civili, sociali, economiche e democratiche che il regime reprime.

Non c’è libertà di espressione né di stampa. In altre parole, la repressione è totale.