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UN PRINCIPIO CARDINE E’ IL PIENO CONTRADDITTORIO CON IL BENEFICIARIO.

Di recente, in data 15.07.2026, la Cassazione si è espressa in materia di Amministrazione di Sostegno, enunciando un principio di diritto fondamentale in materia, relativo al pieno rispetto del contraddittorio.

Vediamo il caso concreto da cui trae origine la decisione.

Il Tribunale in primo grado aveva rigettato l’istanza della madre diretta a sostituire l’amministratrice di sostegno con la madre stessa della beneficiaria (la figlia sofferente di una patologia psichiatrica). 

Il Giudice sosteneva nella decisione che l’amministratrice di sostegno si era fattivamente impegnata per lo sviluppo della dimensione personale e sociale dell’amministrata e per la cura del suo benessere psico-fisico; aveva promosso varie iniziative nell’interesse della beneficiaria e si era impegnata anche per il riavvicinamento tra l’amministrata ed il padre.

Il Giudice di prime cure richiama l’art. 408, ultimo comma, c.c., che consente la nomina di altra persona idonea ed estranea al nucleo familiare “quando se ne ravvisa l’opportunità”, sempre con esclusivo riguardo alla cura ed agli interessi della persona del beneficiario.

Pertanto, tenuto conto della complessiva documentazione in atti, sussistevano – a parere del Tribunale – i presupposti per confermare l’Amministratore di Sostegno nella persona di soggetto esterno al nucleo familiare in ragione di conflitti ancora in essere, e dell’assenza di motivi per la sostituzione richiesta.

Contro il provvedimento del giudice tutelare, la madre della beneficiaria ricorre in Cassazione. Sostiene nel rcorso, che il provvedimento del Tribunale presenti diverse violazioni di legge, in particolare: la mancata notifica e partecipazione personale della beneficiaria al procedimento di richiesta sostituzione dell’amministratore di sostegno e nella fase di gravame; violazione del diritto di difesa e del contraddittorio con conseguente nullità del procedimento; la mancata sostituzione dell’amministratore di sostegno, esterno al nucleo familiare, con la madre (ricorrente), oltre che per il mancato affiancamento della madre stessa all’amministratore; la mancata sostituzione dell’amministratore di sostegno, risultando superflua la nomina di un avvocato terzo.

La ricorrente sostiene poi come il direttore della struttura che ha in cura l’amministrata fin dal 2012, avesse già ribadito come la madre fosse il soggetto più adatto a svolgere il ruolo di amministratore di sostegno della beneficiaria, espimendo al contempo forti perplessità sull’adeguatezza del padre.

La Cassazione a questo punto, passa ad argomentare le motivazioni della sua decisione.

E così si esprimono gli Ermellini: “ai fini della scelta dell’amministratore di sostegno, l’audizione del beneficiario, qualora non si trovi in uno stato di incapacità assoluta, è sempre necessaria, dovendosi tenere nella massima considerazione la sua volontà da disattendere solo in presenza di inequivoche e gravi circostanze, adeguatamente valutate nel provedimento di nomina. Il beneficiario di una amministrazione di sostegno conserva, per tutta la durata del giudizio, la capacità processuale e la facoltà di scegliere il difensore di sua fiducia e non può essere rappresentato nel giudizio stesso dal nominato amministratore di sostegno; l’interessato conserva in ogni caso, anche qualora il provvedimento che dispone l’amministrazione divenga definitivo, la facoltà di chiedere la revoca della misura e di interloquire direttamente, anche per via informale, con il giudice tutelare”.

Nella specie, secondo la Cassazione, si configura quindi una nullità procedimentale per non essere stata, la figlia beneficiaria dell’amministrazione di sostegno, parte processuale nel merito, come lamentato nel ricorso dalla madre ricorrente.

Non è avvenuta l’audizione della beneficiaria la quale, comunque, non risulta essere stata destinataria degli atti d’impulso del procediemnto diretto alla sostituzione dell’amministratore di sotegno.

In pratica, il giudizio viene considerato nullo dalla Cassazione poichè il Tribunale non ha proceduto all’ascolto della beneficiara, che è un passaggio fondamentale e centrale  del procedimento.

La Suprema Corte ha così accolto il ricorso della madre, e rinviato la causa al Tribunale in diversa composizione collegiale.

Si tratta non di un cavillo giuridico o di un espediente formale, ma di un vero e proprio diritto sostanziale della parte principale del giudizio – il beneficiario della misura dell’ADS – di essere ascoltato nel corso del processo.

E la violazione di questo principio, che rappresenta una violazione del contraddittorio, ha indotto la Suprema Corte a ritenere nullo il procedimento di primo grado.

Noi come Confeuro siamo lieti di commentare la pronuncia in parola perchè, al di là di chi verrà in concreto nominato come Amministratore di Sostegno, è comunque fondamentale che il Magistrato ascolti la persona che verrà amministrata, nel pieno rispetto non solo delle norme giuridiche, ma anche per una maggiore aderenza delle decisioni dei tribunali alle vicende della realtà quotidiana.