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DIPLOMATI O LAUREATI? ECCO CHI SCEGLIE CHI OFFRE LAVORO

Mag 9, 2022

Sempre più spesso i giovani si trovano di fronte ad una scelta ardua quando si tratta di scegliere il percorso da seguire per immettersi in un mercato del lavoro sempre più frammentato.

Infatti la tendenza attuale sembra essere quella di assumere personale che abbia un titolo di studio pari alla maturità superiore: emerge chiaro il dato per cui il diploma di maturità è la qualifica più richiesta dai datori di lavoro italiani. Le posizioni lavorative offerte solamente con la laurea sono circa la metà.

Anche l’inquadramento lavorativo influisce fortemente sul dato per cui in Italia si offre più lavoro ai diplomati rispetto ai laureati: nell’ultimo mese, infatti, salvo il primo posto dei profili più ricercati mantenuto dagli ingegneri, cresce la ricerca di camerieri, autisti, baristi, operai e impiegati.

Fanno capolino in maniera estemporanea, infine, gli addetti al marketing per cui comunque più che una laurea è richiesto un corso di formazione specifico, e gli operai specializzati a seguito di corsi di formazione.

C’è un altro lato della medaglia però. Molti lamentano il fatto di non riuscire più a trovare baristi, camerieri o cuochi, mestieri per i quali il diploma e l’esperienza sul campo sembrano sufficienti.  La domanda allora è questa: dove sono andati a finire?

Secondo alcuni, molti sono andati a lavorare nella grande distribuzione o nella logistica, due settori che con la pandemia sono cresciuti. Molti erano stranieri e sono tornati nei Paesi di origine, e volendo tornare trovano difficoltà nelle autorizzazioni. Secondo altri invece, molti hanno riscoperto il piacere di stare a casa, al di là del guadagno e forse i giovani, percependo il reddito di cittadinanza, hanno poco interesse a rimboccarsi le maniche. Così molti ristoranti hanno scelto di aprire solo a pranzo o a cena, e spesso vi lavora tutta la famiglia. Calcolando tutto l’indotto, compresi eventuali fornitori o addetti alle consegne, si parla di 145 mila addetti: ora però, la mancanza di personale va dalle 12mila alle 15mila unità, numeri inferiori perché non si è ancora ritornati ai livelli pre Covid.