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MODERNI DIOGENE: IL FENOMENO DEL BARBONISMO DOMESTICO

Dic 22, 2021

Vivere tra scarti e rifiuti, rintanandosi tra le mura domestiche e riducendo quasi a zero i rapporti sociali. È il cosiddetto fenomeno del “barbonismo domestico”, conosciuto anche come “isolamento sociale” o “ritiro sociale volontario”, un problema che investe soprattutto adulti e anziani ma che può colpire anche i più giovani.

Gli individui che vivono in questa condizione di isolamento sociale tendono a non prendersi cura né di se né dell’ambiente domestico in cui vivono. Ne deriva una scarsa igiene personale e domestica nonché una forte noncuranza della propria persona, che gli esperti definiscono “sindrome di Diogene”.

Diogene, filosofo greco di acuta intelligenza, aveva deciso di ritirarsi in una vita di solitudine dopo un’attenta riflessione filosofica. Per i “moderni Diogene” la situazione esistenziale invece è molto meno “filosofica” e tende ad essere più delicata e complessa, considerata la società individualista in cui viviamo. 

La caratteristica fondante del fenomeno è la solitudine estrema di queste persone: i loro contatti personali sono pressoché inesistenti e le occasioni sociali ridotte drasticamente. Ne consegue che la casa diventi l’unico luogo sicuro, il rifugio  in cui celare il proprio malessere. 

La solitudine, la mancata cura di se e dell’ambiente domestico conducono inevitabilmente ad un aggravamento della condizione di salute del soggetto, sia da un punto di vista fisico che psicologico. Questa condizione di noncuranza può, a sua volta, scatenare l’insorgenza di patologie quali depressione, disturbi alimentari, disturbi d’ansia,  sindromi psicosomatiche ma anche disturbi psichici. Inoltre, sono stati riportati molti casi di disposofofia, o disturbo da accumulo: queste persone accumulano compulsivamente oggetti inutili o addirittura pericolosi per se e per gli altri. L’accumulo viene letto dagli esperti come il tentativo di colmare un vuoto esistenziale e relazionale vissuto dal soggetto.  

Come possiamo aiutare queste persone e tentare di combattere il fenomeno dell’isolamento sociale? La questione non è semplice perché, a differenza delle persone senza fissa dimora, questi soggetti restano “invisibili” agli occhi dei più, nascoste entro le mura domestiche. Ne deriva dunque una difficoltà nell’individuarle e nell’aiutarle. Ignorarle o lasciare che si isolino ancora di più non certo è la soluzione ottimale. Se si tratta di un parente, è opportuno sollecitare la persona ad intraprendere un percorso di riabilitazione psicologica, oltre che offrire il proprio supporto emotivo e materiale. Se ci si trova invece davanti ad uno sconosciuto o ad un vicino, il primo passo da seguire è quello di segnalare la persona ai servizi sociali o alle autorità competenti. L’obiettivo ultimo resta quello di reinserire socialmente il soggetto poiché, come diceva il filosofo Aristotele a suo tempo, l’essere umano è un animale sociale. 

Nel territorio romano i casi di barbonismo sociale sono molto diffusi. Dal 2018 la “Cooperativa Roma Solidarietà” promossa dalla Caritas diocesana di Roma gestisce un progetto che mira a contrastare le forme di esclusione e di isolamento sociale. Per farlo, sia avvale di una rete di volontari e di figure professionali quali assistenti sociali, educatori professionali, operatori domiciliari, OSS e psicologi. La necessità di più attori per contrastare il fenomeno testimonia dunque la fragilità dei casi e la complessità del fenomeno.