In campo industriale vengono utilizzati composti chimici chiamati “PFAS” che rendono i prodotti impermeabili all’acqua e ai grassi.
I PFAS sono sostanze chimiche non presenti in natura, nonché molto persistenti. Con il tempo l’inquinamento da loro prodotto ha contaminato l’acqua piovana e l’ambiente che ci circonda, forse in modo irreversibile.

Questi agenti chimici li ritroviamo in numerosi prodotti come: tappeti, pelli, insetticidi, schiume antincendio, vernici, cera per pavimenti, detersivi e cosmetici, tessuti impermeabili, e pentole da cucina antiaderenti. Le fonti di esposizione a questi agenti chimici sono molteplici: acqua potabile, alimenti contaminati, polveri nei locali chiusi e aria contaminata anche all’aperto, materiali elettronici.
L’università di Stoccarda e il Politecnico di Zurigo segnalano che l’utilizzo di questi prodotti ha superato il limite mondiale per cui ora è presente nel mare e nella pioggia quindi l’acqua piovana non è più potabile in tutta la Terra, anche in Antartide.
Esistono però purificatori ad uso domestico che con appositi filtri possono abbattere le concentrazioni PFAS.
Queste sostanze nocive per l’uomo possono far mutare gli ecosistemi ambientali. I PFAS sono assorbiti rapidamente per ingestione o inalazione, non sono metabolizzati dall’organismo e si ritrovano nel plasma, nel fegato, nel rene e nel latte materno di persone e animali selvatici dell’intero pianeta.
I PFAS possono provocare diverse malattie e problemi di salute, come cancro, infertilità, ipercolesterolemia e compromissione del sistema immunitario.
Almeno per quanto riguarda i prodotti che normalmente acquistiamo sarebbe opportuno scegliere quelli che riportano in etichetta ‘PFAS-free’ o ‘PFC-free’.

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