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PRIMO MAGGIO DI “STRAPUCCHIATO”

Apr 28, 2023

Per una bugia 7 anni in purgatorio!

Un sole che spacca le pietre, siamo in tanti pronti per la sfilata della festa del lavoro.

“A un certo punto uno di noi  che si dava una cert’aria per essere il figlio di uno dei capi partito comincia a parlare del primo maggio, della giustizia sociale e di altre cose delle quali aveva sentito parlare spesso in casa e che aveva imparato a ripetere pappagallescamente: ma ad un tratto un tipo tutto strappucchiato gli rivolse a bruciapelo questa inopportuna domanda:
– Tutti bei discorsi; ma che è giusta, ecco, che tu abbia una bottega piena di paste e di pasticcini a tua disposizione, mentre noi poveri non si sa neppure di che sapore le sieno? – risposta – la bottega non è mica mia: è del mio babbo!… – E che vuol dire?  Non è democratico anche il tuo babbo? Dunque, oggi che è la festa del lavoro, dovrebbe distribuire almeno una pasta a testa a tutti i ragazzi, specialmente a quelli che non ne hanno mai assaggiate… Se non comincia lui a dare il buon esempio non si può pretendere certo che lo facciano i pasticcieri retrogradi!… –
Questo tendenzioso ragionamento ebbe la virtù di convincere i presenti a urlare: – Ha ragione lo strapucchiato. Ma il figlio del capo: – Ebbene! – gridò. – A nome mio e di mio padre vi invito tutti nel nostro negozio ad assaggiare le nostre specialità… Ma intendiamoci, eh, ragazzi! Una pasta a testa! –
L’umore dell’assemblea si mutò come per incanto e un solo grido echeggiò, alto, entusiastico, ripetuto da tutte quelle bocche in ciascuna delle quali serpeggiava la medesima acquolina tentatrice. 
– Evviva ! Evviva anche il suo babbo! –
E tutti quanti mossero dietro di lui, compatti con l’ardore e la velocità di un eroico drappello alla conquista di una posizione lungamente vagheggiata o il cui possesso si presenti a un tratto privo dì ogni ostacolo.
– Sono una ventina fra tutti – pensava intanto il figlio – e per una ventina di paste… mettiamo pure una venticinquina… dall’esserci al non esserci, in bottega dove ce ne sono a centinaia, nessuno se ne può accorgere… In verità non varrebbe la pena che per una simile miseria compromettessi il mio prestigio, quello di mio padre e perfino quello del partito al quale apparteniamo! –
Arrivati in zona il figlio disse ai suoi fedeli seguaci:
– Sentite: ora vo a casa a pigliar le chiavi di bottega… fo in un lampo. Voialtri intanto venite dall’usciolino di dietro… ma alla spicciolata, per non dar nell’occhio!
– Bene! – gridarono tutti. Strapucchiato osservò: – Ohé!… Non ci farai mica la burletta, eh? Se no, capisci?… – cosa dici ?–  quando ho dato una parola si può esser sicuri! –  lesto a casa, senza farsi vedere sgusciò in camera del babbo, prese dal cassetto del comodino le chiavi di bottega e ritornò via di corsa lanciando alla mamma queste parole:
– Vo con i miei compagni, ma tra poco ritorno a casa! –
E se n’andò difilato al negozio, aprì la porta accese poi le lampade della pasticceria; e fatto questo andò ad aprir l’usciolino dietro il negozio che dava in un vicolo poco frequentato.

Da quell’usciolino incominciarono a entrare i compagni, a uno, a due a tre… . – Lì per il numero dei compagni era molto cresciuto. Il negozio era addirittura invaso da una vera folla che bisbigliava girando intorno sulle paste e sulle bottiglie de’rosolii certi occhi che parevan di fuoco. Strapucchiato domandò se poteva prendere una bottiglia di rosolio, tanto per non murare a secco, e avendo acconsentito, versò un bicchiere pieno al figlio dicendo che il primo a bere doveva essere il padrone di casa. Intanto anche le paste sparivano e i compagni: prendi, senti com’è buona questa, senti com’è squisita quest’altra – proprio come se loro fossero stati i padroni della pasticceria e io il figlio, l’invitato. A questo punto diamo la parola al protagonista.

..e ormai anche io seguitavo come tutti gli altri a mangiar paste a quattro ganasce e a vuotar bottiglie e boccette di tutti i colori e di tutti i sapori volgendo delle occhiate di beatitudine in quel campo aperto alla baldoria nel quale si agitavano come fantasmi tutti quei ragazzi che ogni tanto urlavano a bocca piena: – Evviva il primo maggio! – Io non ti so dire quanto durasse quella grande scena d’ogni dolcezza e d’ogni letizia… So che a un certo punto la musica cambiò a un tratto e una voce terribile, quella di mio padre, rimbombò nel negozio gridando: – Ah, razza di cani, ora ve lo dò io il primo maggio! – e fu un diluvio di scapaccioni che piovve da tutte le parti fra le grida e i pianti di tutta quella folla di ragazzi ubriachi che si accalcava confusamente verso la porticina cercando di fuggire. Io ebbi un momento di lucido intervallo nel quale, con un volger d’occhi, abbracciai quel quadro bizzarro e sentii in un lampo tutta la terribile responsabilità che mi pesava… Ma fu solo, come ho detto, in un lampo ch’io intravidi tutto questo, perché un maledetto scapaccione mi fece rotolar sotto il banco e non vidi né sentii più nulla. Quando mi svegliai ero a casa, nel mio letto, e accanto a me c’era la mia mamma che piangeva. Mi sentivo un gran peso nella testa e sullo stomaco… Il giorno dopo, 2 maggio, il babbo mi dette due once d’olio di ricino; la mattina di poi, tre maggio, mi fece vestire e mi portò qui nel collegio.

Insomma il vero torto dei ragazzi è uno solo: quello di pigliar sul serio le teorie degli uomini… e anche quelle delle donne! In generale accade questo: che i grandi insegnano ai piccini una quantità di cose belle e buone… ma guai se uno dei loro ottimi insegnamenti, nel momento di metterlo in pratica, urta i loro nervi, o i loro calcoli, o i loro interessi.

Anch’io ricordo da piccolo: la mia buona mamma,  predicava sempre di non dir bugie perché a dirne solamente una si va per sette anni in Purgatorio.

Capitò che un giorno che venne a cercarla la titolare del negozio di alimentari col conto e che lei aveva fatto dire dalla badante che era uscita, io per non andare in Purgatorio corsi alla porta di casa a gridare che non era vero nulla e che la mamma era in casa… e in premio d’aver detto la verità ci presi un bello schiaffo, poi mi mise in castigo dicendomi che era l’anticamera del Purgatorio.