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GLI OCEANI STANNO CAMBIANDO COLORE

Lug 25, 2023

Esistono molti modi in cui i cambiamenti climatici stanno alterando gli oceani del mondo: le acque stanno diventando più calde, più alte e più acide, il che a sua volta sta avendo un impatto devastante sulla vita marina. Secondo un nuovo studio i cambiamenti climatici possono anche cambiare il colore degli oceani, rendendoli più verdi in alcune regioni e più blu in altre.

ll colore degli oceani è cambiato sotto i nostri occhi negli ultimi 20 anni, senza che ce ne accorgessimo e per effetto dei cambiamenti climatici indotti dall’uomo. È la conclusione di uno studio pubblicato su Nature a firma del Massachusetts Institute of Technology, del National Oceanography Center nel Regno Unito e di alcune altre istituzioni statunitensi, che hanno collaborato con la NASA. Secondo gli autori del lavoro, impercettibili cambiamenti di tonalità di colore sono avvenuti sul 56% della superficie oceanica, un’estensione maggiore dell’area totale occupata dalla terraferma.

Secondo un nuovo studio i cambiamenti climatici possono anche cambiare il colore degli oceani, rendendoli più verdi in alcune regioni e più blu in altre.

In particolare le regioni di oceano tropicale vicino all’equatore sarebbero diventate più verdi nell’arco degli ultimi due decenni, in un modo che non può essere spiegato solamente con la naturale variabilità di colore della superficie oceanica. Secondo gli scienziati, queste alterazioni sarebbero il riflesso di cambiamenti negli ecosistemi oceanici superficiali, a loro volta innescati dalla crisi climatica.

Al momento non è possibile esprimersi con maggiore chiarezza sul tipo di trasformazione in atto, anche se acque più verdi indicano di solito la presenza di fitoplancton, l’insieme di organismi fotosintetici (soprattutto cianobatteri e alghe unicellulari) che vivono negli oceani entro i primi 100 metri di profondità. Il verde è dato dalla clorofilla, un pigmento che aiuta il fitoplancton ad usare la luce solare per catturare CO2 dall’atmosfera e convertirla in zuccheri.

Il fitoplancton produce ossigeno durante la fotosintesi, ma ne consuma anche molto durante la respirazione e la decomposizione. Quando le alghe muoiono, vengono degradate da batteri che consumano ancora più ossigeno, creando delle zone ipossiche o anossiche dove la vita marina non può sopravvivere. Inoltre, alcune specie di fitoplancton possono produrre tossine nocive per gli organismi acquatici e per l’uomo.

L’eutrofizzazione è un grave problema ambientale che minaccia la biodiversità, la sicurezza alimentare e la salute pubblica. Per contrastare questo fenomeno, è necessario ridurre le fonti di inquinamento delle acque e promuovere una gestione sostenibile delle risorse marine.