La crisi dei medici di famiglia in Italia è una combinazione di fattori strutturali, demografici e organizzativi che sta mettendo a dura prova l’assistenza primaria.
Cosa sta succedendo
Mancano oltre 5.500 medici di famiglia: secondo la Fondazione GIMBE, questa carenza è destinata a peggiorare, con altri 7.300 medici che andranno in pensione entro il 2027.
Calano le nuove leve: sempre meno giovani medici scelgono questa specializzazione, considerata poco attrattiva rispetto ad altre più remunerative e meno gravose.
Popolazione sempre più anziana: nel 2023 gli over 65 erano oltre 14,2 milioni, molti con patologie croniche, aumentando la domanda di cure. Dove è più grave Le regioni più colpite sono Veneto, Lombardia, Friuli Venezia Giulia e la Provincia autonoma di Bolzano, dove il numero di pazienti per medico è molto elevato. Anche l’Italia centrale (Abruzzo, Marche, Molise, Umbria) soffre: intere aree interne rischiano di restare senza assistenza medica di base.
Perché nessuno vuole fare il medico di famiglia
Condizioni di lavoro difficili: burocrazia, carichi eccessivi, mancanza di supporto.
Modello sanitario poco incentivante: le Case di Comunità, pensate per migliorare la capillarità, rischiano di accentrare troppo i servizi.
Formazione poco attrattiva: molte borse di studio per la medicina generale restano non assegnate.
Cosa si sta facendo
Alcune regioni, come il Veneto, stanno puntando su una riorganizzazione territoriale, con l’apertura di 99 Case di Comunità e l’introduzione di un numero unico (116 117) per facilitare l’accesso alle cure. Si parla anche di aggregazioni funzionali territoriali, per distribuire meglio il carico di lavoro tra i medici.
La medicina generale è il pilastro dell’assistenza territoriale, ma oggi è in affanno per carenze strutturali e demografiche. La mancanza di medici di famiglia compromette la continuità delle cure, soprattutto per anziani e pazienti cronici.
Non bastano soluzioni tampone. Occorre rendere la professione più attrattiva, semplificare la burocrazia e investire in modelli territoriali moderni. In pratica, la crisi non è solo un problema di numeri, ma di visione. Serve un ripensamento profondo del ruolo del medico di famiglia nel XXI secolo.

