Le madri che aspettano i figli scomparsi

Ci sono madri che vivono con il cuore sospeso, ogni giorno, da anni. Madri che si affacciano ogni mattina alla porta, non per uscire, ma per scrutare l’orizzonte. Lì, dove un figlio è scomparso. In quel punto preciso dove la speranza inizia e il dolore non finisce mai.

Nel sud del mondo, e in molte regioni del continente africano, ci sono milioni di donne che hanno visto partire i propri figli verso un altrove incerto. Alcuni fuggivano dalla guerra, altri dalla fame. Altri ancora da terre consumate dalla siccità, in cerca di un futuro che a casa loro non esisteva più. Hanno lasciato tutto con la promessa di tornare, di chiamare, di inviare notizie. Ma poi il silenzio.

Non sapere è la forma di dolore più tagliente. Non sapere dove dormano, se mangino, se vivano ancora. È un’assenza che non si può spiegare con le parole, un lutto sospeso che non si può elaborare.

Mums nasce da queste storie, da questi sguardi pieni di attesa, da queste mani che stringono fotografie ormai sbiadite. È un progetto giornalistico che vuole restituire dignità e voce a chi troppo spesso è rimasta invisibile: le madri dei migranti scomparsi.

Dietro ogni partenza c’è una madre che resta. Resta a lottare contro la paura, contro l’indifferenza, contro il tempo che passa senza pietà. Resta a raccontare la storia di un figlio che il mondo ha dimenticato, ma che lei continua ad amare ogni istante.

Raccogliamo le loro testimonianze, diamo volto al dolore, nome all’attesa, spazio al ricordo. Perché nessuna madre dovrebbe vivere nel silenzio. Perché ogni storia merita di essere ascoltata. Perché dietro ogni migrazione c’è un amore che non parte mai.

Immagine di freepik

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