È in discussione una riforma che prevede lo stop ai controlli in casa delle caldaie domestiche sotto i 70 kW, sostituendoli con verifiche documentali e da remoto. La misura dovrebbe entrare in vigore dal 2026, ma al momento è ancora una bozza di decreto del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica.
Cosa cambierebbe
- Addio alle ispezioni fisiche: non ci sarebbe più l’obbligo di far entrare tecnici in casa per controllare la caldaia.
- Ambito di applicazione: riguarda circa 20 milioni di caldaie domestiche a gas in Italia, quasi tutte quelle murali e a basamento.
- Nuovo standard nazionale: controllo di efficienza energetica ogni 4 anni, invece delle verifiche più frequenti previste oggi.
- Modalità di verifica: i controlli sarebbero effettuati da remoto, basandosi su documentazione e registri amministrativi.
Critiche e dibattito
Associazioni di categoria (artigiani, tecnici, ambientalisti) segnalano rischi di:
- minore sicurezza domestica (assenza di verifiche dirette sugli impianti);
- aumento del rischio di incidenti e malfunzionamenti;
- possibile incremento di inquinamento se le caldaie non vengono controllate regolarmente.
Alcuni esperti temono che la misura, nata per semplificare e ridurre costi, possa avere effetti opposti con maggiori spese indirette per famiglie e collettività.
La riforma è quindi guidata dal MASE, ma deve ancora passare attraverso vari passaggi istituzionali prima di diventare legge. Al momento si tratta di una bozza, non ancora definitiva.
