Monitoraggio obbligatorio dal 12 gennaio
Dal 12 gennaio tutti i Paesi dell’Unione Europea devono controllare la presenza di PFAS nell’acqua potabile, come previsto dalla nuova direttiva europea sulle acque destinate al consumo umano. Questo obbligo significa che in tutta Italia l’acqua che esce dai rubinetti dovrà rispettare due nuovi limiti:
- un valore massimo di 500 nanogrammi per litro per il parametro “PFAS totale”;
- un limite di 100 nanogrammi per litro per la “somma di PFAS”, calcolata su una lista di 20 composti, tra cui sostanze classificate come cancerogene o potenzialmente cancerogene dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, come il PFOS.
Sostanze vietate e rischi per la salute
Il PFOA, uno dei PFAS più noti, non può più essere prodotto né commercializzato come sostanza singola. Questo rientra nel processo europeo di eliminazione dei PFAS di vecchia generazione, sostituiti da composti ritenuti meno persistenti e più sicuri.
L’esposizione prolungata ad alcuni PFAS è stata associata a un aumento del rischio di infertilità, osteoporosi, diabete e di alcuni tumori, in particolare quelli ai reni e ai testicoli. Le linee tecniche inviate dalla Commissione agli Stati membri segnalano un incremento dei casi di contaminazione da PFAS nelle acque dolci europee, compresa l’acqua potabile, e invitano i governi ad accelerare i controlli e ad adottare misure per garantire il rispetto dei nuovi parametri.

Obbligo di informare i cittadini
Se dovessero emergere concentrazioni elevate di PFAS nell’acqua potabile, le autorità saranno tenute a informare immediatamente la popolazione con comunicazioni chiare e a intervenire per ridurre la diffusione degli inquinanti.
Il caso italiano: la mappa di Greenpeace
In Italia, l’unica mappa aggiornata della contaminazione da PFAS nell’acqua potabile è quella pubblicata da Greenpeace lo scorso anno. L’indagine aveva analizzato l’acqua delle fontanelle pubbliche, rilevando come sostanza più diffusa il PFOA, seguito dal TFA (un composto a catena ultracorta) e dal PFOS. Con l’entrata in vigore delle nuove norme, controlli di questo tipo dovranno diventare parte integrante del monitoraggio ufficiale sulla qualità dell’acqua potabile.
