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LAVORO: CASALINGHE PER SCELTA O PER ESIGENZA?

Ott 24, 2022

Le donne che hanno una età idonea al lavoro e che non lo praticano attualmente sono ancora molte e ancor più numerose rispetto ad altri paese europei, come ad esempio la Germania o la Francia.

Quante volte si sente dire “al giorno d’oggi le donne lavorano e sono più indipendenti”. In realtà le cose non stanno proprio così.

Se prendiamo ad esempio la fascia di età che va dai 30 ai 69 anni, 7,5 milioni sono le donne che non lavorano (42%), e quelle residenti al Sud arrivano ad un 58%. Non lavora un terzo delle donne (34%) residenti a Nord e il 37% di chi abita nelle regioni del centro Italia.

E ancora, 4 donne su 10 fra i 35 e i 44 anni non hanno un impiego lavorativo. Se consideriamo il tasso d’attività e non di occupazione cioè includiamo anche le donne che studiano: 7 su 10 sono donne impegnate, 3 invece sono inattive oppure hanno qualche lavoro saltuario in nero, quindi senza alcun diritto o garanza di disoccupazione (Dati Randstad fine 2021, che considerano la definizione Istat di Casalinga).

Riguardo al tempo lavorato, molte donne svolgono un’occupazione part time, il resto del giorno lo dedicano alla cura dei bimbi e/o di altre persone non autosufficienti. Le famiglie, dove la donna non lavora, hanno spesso il diritto ad assegni di nucleo familiare (ANF).

Riportiamo alcuni dati Istat del 2017. Poco più della metà delle casalinghe non ha mai avuto un lavoro retribuito in tutta la vita e solo il 38,9% delle casalinghe conviventi o sposate, ha un bancomat o una carta di credito.

I forum e i blog di donne casalinghe per scelta sono diversi. Le storie sono tante. L’Istat ha cercato di misurare la soddisfazione personale delle donne casalinghe ed è emerso che una su tre si considera molto soddisfatta della propria vita.

Nel 2020, in piena pandemia, 42 mila genitori di bambini tra gli 0-3 anni si sono dimessi e nel 77% dei casi sono donne. L’età del figlio che pesa sugli autolicenziamenti è quella di un anno seguita da quella fino ai tre anni.

Un documento dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro sottolinea che in presenza di anche solo 1 figlio la partecipazione maschile aumenta e quella femminile si riduce. Uomini e donne stanno a casa per motivi diversi: gli uomini per investire sulla formazione e magari per garantirsi una retribuzione più alta, per le donne invece è diverso in quanto la principale ragione è la cura della famiglia.